Il blog della pesca

Archeologia della pesca

La pesca ha accompagnato pedissequamente la storia dell’uomo, e ne ha rispecchiato l’evoluzione. La pesca è nata con l’istinto dell’uomo. A me piace immaginare che l’uomo ha un rapporto privilegiato nei confronti dell’acqua e dei suoi abitanti perchè un tempo ne faceva parte, simbioticamente, prima di evolversi e passare all’asciutto. È  forse per questo che la pesca, a volte, è così romantica, poetica ed ispiratrice.

Ed ecco perché uno specchio d’acqua ha sempre stimolato l’immaginazione, la curiosità e la fantasia degli esseri umani, da sempre. La pesca, quindi, non è  stata ne fondata ne inventata da qualcuno. L’uomo l’ha sempre posseduta, come il resto dei suoi istinti, come il dna, come il sangue. Fin dalla nascita. Lo confermano i reperti  risalenti al Paleolitico che testimoniano l’importanza data a questa attività fin da allora.

Nell’immaginario comune la pesca richiama subito alla mente 3-4 attrezzi fondamentali utilizzati per praticarla: la canna, la lenza, e il verme innescato sull’amo. Ed è proprio quest’ultimo che rappresenta da sempre la superiorità  intellettiva e tecnologica che l’uomo esercita sul pesce per trarlo in inganno.

I primi ami rudimentali, molto probabilmente, furono costruiti in legno e, proprio per colpa della loro facile deteriorabilità, non ne abbiamo traccia. Si sa da fonti certe che già i Celti pescavano con uncini ricavati da piante di biancospino. In alcune isole del Pacifico e lungo le coste cilene sono stati ritrovati ami antichissimi in pietra. L’evoluzione portò alla creazione di ami ricavati dai becchi delle aquile, dagli artigli dei falchi e dalle ossa di scarto degli animali. L’amo più antico mai stato ritrovato (in buono stato) è un amo Egizio risalente a circa 9000 anni fa’.
Le tecniche per costruire un amo erano fondamentalmente 2: una consisteva nel legare due pezzi per arrivare alla forma voluta, l’altra nel levigare un pezzo unico fino a raggiungere la forma classica ad uncino.
La svolta nella costruzione degli ami da pesca si ebbe con l’avvento dei metalli; l’amo in ferro più antico che conosciamo è custodito in un museo norvegese e risale all’anno 400 D.C..

Fra i Greci e gli Egizi la pesca era molto apprezzata e praticata. A testimonianza dell’interesse che i popoli dell’antichità riservavano a questa pratica, sono stati ritrovati geroglifici e dipinti un po’ ovunque, che ritraggono scene di pesca o pescatori intenti nella cattura di pesci. Una delle scene di pesca più antiche è sicuramente quella custodita nel British Museum di Londra, che rappresenta un pescatore egiziano che pesca con una visibile imitazione di una farfalla.

I romani erano grandi pescatori, e forse furono proprio i primi a concepire la pesca per così dire sportiva, ossia la pesca che non era atta soltanto alla cattura del pesce per esigenze meramente alimentari, ma concepita anche come  un passatempo, un modo per rilassarsi e passare del tempo immersi nella natura. Addirittura un’arte per alcuni. Pescatori molto appassionati erano, per esempio, gli imperatori Augusto e Traiano.
Le cronache di guerra romane raccontano che alcuni soldati, una volta conquistata la Bretannia, pescarono nel fiume Tamigi con delle esche finte che riproducevano la forma di una mosca mediante l’utilizzo di alcune piumette. Questo particolare rappresentato dalla creazione, menzionata per la prima volta, di esche finte inventate con l’intento di riprodurre delle esche Naturali, fa’ ben comprendere che trasformazione tecnologica, tecnica, ma soprattutto, che nuovo approccio apportarono i romani a questa disciplina.

L’importanza che nel corso del tempo andava assumendo la pesca, man mano che la storia dell’uomo proseguiva, è nota un po’ a tutti. Tutti ne hanno parlato, Apuleio, Plinio, Oppiano, eppure i pescatori più conosciuti dell’antichità sono stati sicuramente San Pietro e il fratello Andrea, menzionati nella Sacra Bibbia come pescatori di professione.

La pesca, per i popoli orientali, è sempre stata concepita come un’arte vera e propria. Gli imperatori Cinesi possedevano tutti uno stagno personale in cui nuotavano esemplari di Carpa Koi che arrivavano a pesare anche 30 kilogrammi e ad avere quasi un secolo di vita.

Spesso trascorrevano giornate intere con una canna di bamboo tra le mani, attendendo qualche elegante pinnuto che, affamato, abboccasse(abboccava) all’esca succulenta sapientemente presentata sul loro amo. E una volta pescato, questo pesce doveva essere immediatamente liberato, perchè ormai aveva donato felicità e soddisfazione a colui che lo aveva adescato, quindi doveva tornare nel suo habitat naturale, perchè solo così l’imperatore manteneva la coscienza pulita e la speranza di rincontrarlo in futuro, sempre viva.

Così veniva concepita la pesca nell’antica Cina. Intorno a questa pratica aleggiava un velo di mistero, di simbiosi ed eleganza unico e imparagonabile. Ma soprattutto i popoli orientali, in generale, avevano un rispetto maniacale per i pesci e in particolar modo, per le Carpe, rispettate come vere e proprie divinità. I Cinesi furono i primi a praticare l’allevamento ittico finalizzato all’immissione di pesci allevati all’interno di bacini naturali.

Tutti i pescatori moderni dovrebbero ispirarsi alla sensibilità di questi popoli nei confronti del pescato per  poter invertire la preoccupante tendenza allo spopolamento delle nostre acque interne e dei nostri mari.

La pesca è natura ma soprattutto rispetto per essa. Rilascia il pescato. Non inquinare.

Francesco Di Giulio alias Senza Fissa Dimora

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