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Pesca all’inglese al Lago dei Cigni

È mattina, una banalissima Domenica mattina di un banalissimo Dicembre. Sono le 05:30 e la sveglia si fa sentire… È ora Ste devi alzarti se vuoi andare a pesca! Domanda che ha l’effetto di un turbo sul mio io così pesantemente da sembrare un motore di un track!!! Mi alzo, Margherita mi guarda e nel dormiveglia mi dice:

Amo… in bocca alla balena!

E si gira col suo pancione dall’altra parte continuando a dormire, vittima di morfeo.

La bacio, bacio e accarezzo i miei bambini come faccio sempre quando esco la mattina presto. Mi vesto come se fosse un rito atavico, nel senso che sono un abitudinario scaramantico, la sera prima di un uscita a pesca preparo sempre tutto quello che mi occorre con maniacale precisione, senza mai variare nulla sia nei gesti come negli oggetti, in modo tale d’avere sempre tutto sotto controllo nel momento in cui mi piazzo in riva allo spot, e sempre seguendo il medesimo iter, che se studiato da un esperto del settore potrebbe sembrare il modus operandi di un serial killer

mi vesto, scendo al piano terra e faccio un’abbondante colazione a base di Caffè caldo fatto con la napoletana e brioches prese in pasticceria la sera prima, appena dieci minuti prima della chiusura… ora si che si ragiona!!!

Vado nel box, prendo i due chili e mezzo di bigatti bianchi, codesti saranno la pastura altamente proteica che voglio utilizzare in questa occasione, sono contenuti in un secchio, li divido quindi in quantità minori versandone alcune parti in diversi contenitori per poterli incollare meglio.

Dopo averli suddivisi, tramite un irroratore provvedo ad inumidirli e seguendo un consiglio datomi dal Fedro li cospargo prima di colla Magica Trabucco, poi con un pizzico di colla Drennan ed in fine con della gomma arabica. Mischiando i prodotti ottengo un incollatura perfetta e li rimetto quindi tutti in un unico contenitore. A questi bachi ho aggiunto un buon quantitativo di ghiaietto al quarzo finissimo di color rosso per fare un po’ di contrasto cromatico oltre che per appesantire le palle per poterle fiondare in pesca a lunga distanza e per farle giungere sul fondo in breve tempo.

Bigattini pesca all'inglese

Compiuta l’operazione di incollaggio dei bachi, posso partire alla volta del Lago dei Cigni. Giungo sul luogo alle sei e mezza circa dove, allertato dal rumore, sbuca il sor Massimo da una delle baracche, mi riconosce e mi viene incontro salutandomi.

Mi riferisce, nel parlare, che nel pomeriggio di ieri una ventina di agonisti Feeder si son dati battaglia a suon di brème, tanto che l’assoluto si presentava alla pesatura con ben 14780 gr. Queste notizie mi entusiasmano e mi inducono a scegliere d’impostare la pescata sul fondo sperando in un buon carniere di breme, ma tante elucubrazioni sono posticipate al dopo caffè. È ancora buio, non si può pescare ma mi avvicino alla postazione che ho scelto e per guadagnare tempo scarico il “Disco” e piazzo il Panchetto. Poi la nassa ed in fine il nuovo braccio estensibile per poggiar la match rod firmato Trabucco. Una comoda rastrelliera poi ospita due Colmic Artax e due Trabucco Revenge.

Torno pian piano al focolare del bar del lago, prendo un altro caffè e mi trattengo in chiacchiere amene col Sor Massimo e suo figlio, si discute sulla passione comune dell’allevamento di bestiame vario, poi giungono attesi i primi sprazi di luce, ed inizio ad avvicinarmi alla mia postazione.

Apro il “Disco” e scarico i bachi incollati, mi posiziono comodamente sul panchetto ed una volta appurato che tutto quadra procedo a misurare il fondo con la “trappola”. Risultano circa sette metri e venti centimetri di fondale a quaranta metri da riva, in simbiosi con i vari corsi d’acqua limitrofi il lago è in periodo di “asciutta”.

Sistemata la profondità al livello ottimale, effettuo il primo lancio.

Pesca all'inglese al lago dei cigni

La lenza, composta da un waggler bodied Trabucco modello XD OSTELLATO da 18 grammi a cui lascio tre dischi di ottone piccoli inseriti, entra in pesca abbastanza velocemente, questo perché trainata da una biglia di piombo da 10 grammi. 5 piombi sferici del numero 4 a concludere tarano il tutto, posizionati ad un centimetro dalla girella tripla dedicata al terminale dello 0.10 e distanziati tra loro circa mezzo centimetro, come amo un serie 100 Trabucco del numero 16.

Sono soddisfatto, perché in effetti risulta essere una lenza inedita per quanto mi riguarda, sviluppata nella sua totalità su un terminale conico al fluorocarbon nato per la pesca a mosca ed adottato con successo da altri pescatori nella pesca all’inglese scorrevole con biglia, che parte da un diametro dello 0.53 per terminare in uno 0.18 dopo circa 270 cm ( 9”).

Inizio a fiondare palle di bachi incollati in un area di circa 1 metro quadro attorno all’astina del Waggler, riesco nel mio intento di essere il più preciso possibile. Nonostante la buona pasturazione di fondo, per non parlare del clima favorevole perché piuttosto mite, dopo circa 40 minuti ancora verso nel più ignomignoso dei cappotti. Inoltre causa riverberi dell’acqua e giochi di luce dell’alba con la foschia per contorno, la visibilità dell’astina nelle tre cromie possibili, rosso, giallo e nero, risultava molto difficoltosa.

Poi seppur inatteso, spunta il sole, non un sole di Dicembre però… ma un sole primaverile… una vera manna! La foschia scompare, i giochi di luce si dissolvono e finalmente scompaiono anche le increspature provocate dalla brezza mattutina.

Nonostante il ritrovato entusiasmo dato dalla variazione meteorologica, ancora non vedo tocche sul galleggiante, sono quasi tentato di deprimermi ma vedo una bollata di un pesce non identificato a pochi metri dal mio waggler…

E se fosse? Forse ho sbagliato pesca… forse le parole del sor Massimo mi hanno indotto a dare per scontato che il pesce fosse sul fondo… ma se non fosse così?

Beh tentar non nuoce…

Prendo la mia Artax 951 abbasso l’acqua a circa tre metri di profondità e lancio. Avendo solo un metro di corsa da percorrere, il waggler stenta ad entrare in pesca, allora ferro e sento il peso del pesce in canna, lo salpo un Gardon. Sposto l’acqua a 10 centimetri dal waggler per un totale di soli due metri di profondità e cominciano gli attimi di gloria, “incanno” un pesce al “GIRO”.

Non riesco nemmeno a fiondare le palle di bachi, appena la lenza tocca l’acqua viene assalita da nuguli di Gardon di tutte le taglie… quindi una volta salpato il pesce di turno, decido di effettuare da ora in poi un lancio di bachi prima di lanciare la lenza in modo tale da pescare sulla fiondata assecondando la calata dell’esca e tenere il pesce in attività sfruttando la frenesia alimentare, le palle quindi non saranno estremamente pressate ma lasciate abbastanza morbide per farle lavorare in superficie, al massimo entro un paio di metri. 10, 11, 15 pesci entrano in nassa.

Giungono il Sor massimo e un socio del club di pescatori del lago, restano stupiti, non so come dar loro torto! Non tutti i laghi possono vantare dei Gardon in attività nel mese di Dicembre! E a tale ritmo per giunta!!!

Gardon del lago dei cigni

Ascolto i loro commenti positivi nei riguardi del lago del cigni, per altro meritatissimi, e con molto piacere anche i complimenti rivolti al sottoscritto, che contribuiscono ad aumentare il già esasperato mega narcisismo che mi caratterizza, intanto salpo un pesce dietro l’altro… ma come tutte le belle storie l’epilogo è catastrofico (Avrei preferito scrivere è a cazzo!! Molto più indicato).

Dopo molti lanci ed altrettante ferrate l’Artax 951 cade in gloria sotto una ferrata, si spezza a metà il cimino… improvvisamente, tremendamente, inspiegabilmente. Il sor Massimo che ha assistito a tutta la scena resta basito unendosi al mio cordoglio. Ne un lancio ne una ferrata sono stati portati o fatti in malo modo, ne colpi sono stati presi… è la sorte che si burla di me per l’ennesima volta, mesto ripongo le gloriose spoglie nel fodero ma ciò non basta a saziare la mia voglia di pescare.

Continuo nonostante tutto, pesce dopo pesce, fino a che l’ultima palla di bachi vola in acqua. 1, 2 … 8 pesci ancora e desisto ormai convinto di aver preso almeno una trentina di pesci. Il sor Massimo si offre come fotografo per immortalare le catture, e mi aiuta nella conta… il numero finale è 56 pesci di varie pezzature catturati, quasi da non credere! Al punto che mi racconta che dalla parte opposta del lago altri pescatori sono in cappotto totale, però aggiunge, stanno pescando a feeder.

Uno di questi è il buon Andrea Caruso, titolare del negozio Silver Fish di Corsico, oltre che agonista internazionale classificatosi 4 al mondiale individuale feeder del 2012 non che mio buon amico. Il pesce è imprevedibile, oggi sostava inaspettatamente in superficie e non son valse le malizie dei campioni, nonostante abbiano tentato in tutti i modi di portarlo sul fondo si è mantenuto in strati alti annullando l’efficacia della tecnica che pare sia sempre la più redditizia.

Traggo ora come sempre le mie conclusioni di fine pescata, conclusioni che mi vedono felice sul piano tecnico ma meno su quello umano, mi è mancata infatti la compagnia giusta di qualche buon amico. È venuto meno quell’ingrediente fondamentale che avrebbe dato luce ad una giornata già splendida di per se, ma che resterà tale solo per me, perché penso in cuor mio che non c’è felicità se non la si può condividere con altre persone. Bisogna che mi liberi di questa sensazione di tramonto, di fine di una “bella estate”, di qualcosa di irrimediabilmente perduto Volverà tu nignez, y jugaremos … Volverà? e ti viene l’idea che quando fai considerazioni del genere, il giorno della pescata, seduto nel bar del lago al caldo di un focolare sei davvero saggio… vale a dire che sei fregato!

Autore:


Stefano Casella

Lavora nel campo della sicurezza a 360º e divide la passione per la pesca con l’amore per la brigata paracadutisti Folgore. Inizia a pescare a 5 anni seguendo il padre grande appassionato della pesca alla carpa. Con il passare del tempo inizia ad apprendere i fondamenti della pesca in passata con la canna fissa e poi con la bolognese. Oltre che l’ esperienza diretta ha potuto godere degli insegnamenti dei pescatori più anziani con cui ha gareggiato e dei “big” conosciuti in gara.

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