La pesca sportiva sarebbe più dannosa di quanto si pensa

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Recentemente Reviews in Fisheries Science & Aquaculture ha pubblicato una ricerca dell’Università di Girona in cui si afferma che la pesca sportiva nel Mediterraneo sarebbe più dannosa di quanto si pensi comunemente.

Secondo i ricercatori di Girona i pesci catturati con la pesca sportiva nel Mediterraneo rappresentano tra il 10 e il 50% del totale delle pesca su piccola scala (escludendo la pesca a strascico).Lo studio è stato fatto prendendo in considerazione diversi tipi di pesca: quella dalle barche, dalla riva o subacquea e anche le diverse tecniche, da quelle con le esche artificiali alla pesca di fondo. E per tutte è stato valutato l’impatto sulle popolazioni acquatiche.

Catch & Release, una pratica ancora troppo poco diffusa

Uno dei punti messi a fuoco dagli studiosi è che nel Mediterraneo il catch & realease non è per niente popolare tra i pescatori: Tale pratica verrebbe applicata, nel migliore dei casi, soprattutto quando le specie catturate non sono desiderate o sono considerate scarti perché troppe piccole. Insomma, vita dura per quei pesci apprezzati anche in cucina.

Secondo il team di studiosi nel Mediterraneo vengono pescate in media 46 specie diverse dai pescatori sportivi; e 45 di queste sarebbero specie vulnerabili.

Questi dati sono sicuramente allarmanti e bisognerebbe davvero cominciare a sensibilizzare i pescatori sull’impatto che hanno sull’ecosistema durante le loro battute di pesca. Una sensibilizzazione che se ci si ferma a riflettere è già iniziata: I pescatori sportivi che utilizzano esche artificiali sono in netto aumento, soprattutto tra i giovani, e anche il Catch & Release è in costante crescita. Di contro abbiamo ancora pescatori legati ad una vecchia ideologia di pesca, sono loro che bisogna cominciare a sensibilizzare.

L’inquinamento provocato dalla pesca sportiva

Altro aspetto preso in considerazione dalla ricerca sarebbe l’impatto sull’ecosistema di esche esotiche o la perdita dell’attrezzatura da pesca. Secondo Toni Font, autore principale dello studio, le prime potrebbero diffondere virus nei pesci, mentre il piombo dell’attrezzatura.

Ha proprietà tossiche che possono colpire gli organismi marini e gli uccelli marini

Altri paesi infatti sono già intervenuti sull’utilizzo del piombo nella pesca, abolendolo in favore del tungsteno. Ne sono un esempio i paesei del nord Europa come la Danimarca.

E la pesca professionale?

Ma la pesca professionale invece come pesa sugli ecosistemi? È innegabili che alcuni di questi dati siano allarmanti, ma se messi a confronto con l’impatto che ha la pesca professionale, anche non legalizzata, non sono niente. E questo è un dato ribadito da numerosi altri studi e da altre associazioni.

Fonte:

Ansa

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